smettere di allattare

di Angela Maria Nitti, Psicologa perinatale

Mamma che allatta un bambino più grande, durante un momento di vicinanza e contatto.

Fin dalla fase di avvio, il seno rappresenta per il bambino molte cose insieme: nutrimento, contatto, calore, rassicurazione, regolazione. Questo continua a essere vero quando il bambino cresce e l’allattamento dura da mesi o da anni.

L’allattamento è consolazione, modo per addormentarsi, occasione per ritrovarsi dopo una separazione, risposta alla stanchezza o alla frustrazione e tanto altro. Per questo smettere di allattare non significa semplicemente eliminare alcune poppate.

Quando una mamma comincia a pensare di voler smettere di allattare, può scoprire che il cambiamento è più complesso di quanto immaginasse.

A volte il desiderio è molto chiaro: non voglio più allattare. Altre volte è più sfumato: vorrei continuare, ma non così tanto; vorrei togliere le poppate notturne; vorrei riuscire ad addormentarlo senza seno.

La prima cosa da comprendere, quindi, è che cosa si desidera realmente cambiare.

Smettere di allattare non vuol dire necessariamente smettere tutto insieme

La fine dell’allattamento può essere un processo graduale.

Per alcune madri significa arrivare alla conclusione completa dell’allattamento. Per altre significa iniziare riducendo alcune poppate, mantenendone altre che sentono ancora piacevoli o importanti.

Può essere utile osservare la giornata e chiedersi: quali poppate sono ancora desiderate da entrambi e quali, invece, stanno diventando faticose soprattutto per me?

Questa distinzione cambia molto il modo di procedere.

Una poppata tranquilla al mattino può avere un significato completamente diverso da una richiesta ripetuta molte volte durante la notte. Allo stesso modo, una mamma può sentirsi pronta a interrompere l’allattamento diurno ma non quello legato all’addormentamento, oppure viceversa.

Non è necessario decidere tutto nello stesso momento.

Da quale poppata iniziare?

Non esiste una poppata universalmente “giusta” da eliminare per prima.

In genere può essere più semplice partire da quelle che hanno una funzione meno importante per il bambino e per la mamma.

Osservare quando viene richiesto il seno aiuta molto. Il bambino sta cercando latte? Ha sonno? Si è fatto male? È annoiato? Sta ritrovando la mamma dopo alcune ore di separazione? È diventato un automatismo?

Comprendere la funzione della poppata permette di pensare a cosa possa gradualmente prenderne il posto.

Non si tratta necessariamente di “distrarre” il bambino, quanto piuttosto di cominciare a costruire altri modi per rispondere allo stesso bisogno: vicinanza, coccole, presenza, un piccolo rituale, una merenda, una storia, il coinvolgimento dell’altro genitore.

In questo senso, smettere di allattare non è soltanto togliere qualcosa. È anche aggiungere nuove possibilità alla relazione.

Quando il bambino protesta

Un bambino può non essere contento del cambiamento.

Questo non significa automaticamente che non sia pronto o che la mamma stia facendo qualcosa di sbagliato. E la protesta, di per sé, non è il segnale che il bambino stia vivendo un trauma.

Se una modalità molto conosciuta e rassicurante cambia, è comprensibile che compaiano protesta, rabbia o dispiacere.

Il compito del genitore non è necessariamente evitare queste emozioni, ma accompagnarle: aiutare il bambino a ritrovare regolazione attraverso la nostra presenza e la nostra regolazione.

Si può dire di no a una poppata continuando a offrire presenza e contatto.

A volte la parte più difficile per il genitore è proprio questa: tollerare la protesta senza interpretarla immediatamente come il segnale che bisogna tornare indietro.

Naturalmente il processo può essere modulato. Se il cambiamento diventa troppo faticoso per tutti, si può rallentare, modificare il passo scelto o ripartire da un altro momento della giornata.

Smettere di allattare di notte

Le poppate notturne sono spesso quelle che generano maggiore stanchezza e, allo stesso tempo, quelle più difficili da modificare. Intorno al rapporto tra allattamento e sonno esistono inoltre molte convinzioni e indicazioni, non sempre facili da distinguere o da adattare alla propria situazione.

Seno e sonno possono essersi intrecciati profondamente nel tempo. Il bambino non utilizza necessariamente la poppata soltanto perché ha fame: può essere diventata parte del suo modo abituale di riaddormentarsi.

Per questo ridurre l’allattamento notturno e modificare il sonno non sono due processi completamente separati.

Prima di togliere una poppata può essere utile chiedersi come avviene normalmente l’addormentamento, cosa succede durante i risvegli, quali altre modalità di consolazione il bambino già accetta e quanto l’altro genitore può partecipare.

Anche qui, raramente è necessario cambiare tutto in una sola notte.

Si possono costruire progressivamente nuovi modi di accompagnare l’addormentamento e i risvegli: essere contenuti, ricevere una carezza, sentire una voce conosciuta, ritrovare un rituale che piano piano diventa prevedibile.

Il desiderio della madre conta

A volte si cerca una ragione “sufficiente” per poter smettere: il rientro al lavoro, la stanchezza, i risvegli, una nuova gravidanza.

Ma il desiderio della madre di modificare o concludere l’allattamento è già un elemento importante della relazione.

Non è necessario aspettare che l’allattamento diventi insostenibile per poter immaginare un cambiamento. Il bisogno di recuperare spazio corporeo, sonno o libertà può essere ascoltato insieme ai bisogni del bambino.

Questo non significa che il passaggio debba essere brusco. Significa però riconoscere che nella relazione ci sono due persone, e che anche ciò che sente la madre merita spazio.

E se sono io a non sentirmi pronta?

La fine dell’allattamento riguarda anche la madre.

Può esserci stanchezza e contemporaneamente dispiacere. Il desiderio di recuperare uno spazio personale può convivere con la paura di perdere una forma speciale di vicinanza.

Sono sentimenti che non necessariamente devono essere risolti prima di iniziare il cambiamento.

A volte una madre sa di voler smettere e nello stesso tempo sente tristezza perché una fase della relazione con il proprio bambino sta terminando.

Anche questo fa parte del passaggio.

La domanda può allora diventare non soltanto “come faccio a smettere?”, ma anche:

“Come voglio accompagnare me e il mio bambino verso un modo nuovo di stare insieme?”

Quando può essere utile chiedere un confronto

Può essere utile confrontarsi con un professionista quando il desiderio di cambiare è presente ma non si riesce a capire da dove iniziare, quando ogni tentativo sembra trasformarsi in un conflitto o quando sonno, allattamento e gestione quotidiana sono diventati così intrecciati da rendere difficile individuare un primo passo.

In alcuni casi può essere utile anche uno spazio di conhttps://www.angelamarianitti.com/perinatalesulenza psicologica perinatale, soprattutto quando questo passaggio si intreccia con vissuti emotivi, stanchezza o cambiamenti più ampi nella relazione con il bambino.

Un confronto può aiutare a osservare la situazione concreta: età del bambino, numero e funzione delle poppate, organizzazione familiare, sonno, eventuali separazioni quotidiane e soprattutto ciò che la mamma desidera modificare e ciò che invece vuole ancora conservare.

L’obiettivo non è applicare un metodo uguale per tutti, ma costruire un passaggio sostenibile per quella madre, quel bambino e quella famiglia.

Smettere di allattare a Bari e online

All’interno di Mamme Contatto accompagno le madri che desiderano modificare o concludere l’allattamento, anche quando questo passaggio si intreccia con il sonno, le separazioni, la stanchezza o i cambiamenti nella relazione con il bambino.

Angela Maria Nitti – Psicologa, pedagogista e formatrice. Mi occupo di psicologia perinatale e sostegno alla genitorialità.

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